Odio profodamente la retorica, così come detesto il qualunquismo più becero e comodo, ma da tempo i miei nervi scoperti sono facilmente recettivi a una sorta di rabbia repressa che continua a crescere, senza sosta.
Proprio ieri ripensavo alla giornata dell'arte e della creatività studentesca e, senza volerlo, si collegavano le immagini e partivano i ricordi: il movimento, i litigi, le assemblee e quella voglia, incessante, di essere diversi e scomodi, per dimostrare che avevamo qualcosa nel nostro dna che ci dava la possibilità di urlare tutto lo sdegno possibile, perchè altrimenti fuori c'era la morte; ragazzini sprovveduti e utopistici sognatori per qualcuno, futuri adulti che avrebbero tenuto stretto il ricordo di quella primavera per noi.
Quello che mi ha svegliato stamattina era uno "spettacolo" da brividi, spettacolo pronto ad essere catalogato da quella macchina televisiva capace di etichettare il tutto, seguendo sempre il solito corso: ci sono due o tre piste, si raccolgono informazioni scadenti, si trovano particolari ridicoli e verità da supermercato senza conoscere minimamente i nomi, i colori e i numeri di chi un tale scempio lo ha ideato e progettato.
Non mi serve un mandante, non lo cerco, perchè quanto successo oggi continua a seguire un percorso che da tanti anni agisce in maniera drammaticamente scientifica sulle nostre indoli sempre più in pericolo: la strategia del terrore che continua a distruggere gli unici momenti di confronto, le uniche possibilità di presa di coscienza e di riscatto per una reale democrazia che sempre più diviene misero atto di servilismo.
Chi posiziona per le nostre strade le bombe, chi continua a farlo è proprio lo stato delle cose, chi da dietro continua a muovere i fili cercando di uccidere e fagocitare la nostra coscienza: sono li stessi che hanno trasformato Genova in un massacro, li stessi che hanno trasformato la manifestazione di Roma in misera guerriglia, li stessi che oggi hanno trasformato quello che voleva essere un coraggioso invito alla legalità in un triste cordoglio.
Le tappe di questo scientifico e maledetto percorso sono ormai giunte al termine: sono stati capaci di infonderci il terrore delle piazze, la paura nel manifestare, la paura nell'alzare la testa e difendere una nostra coscienza seppur sempre messa sotto scacco; stamattina hanno compiuto l'ennesimo passo, colpendo uno dei pochi posti in cui, ancora qualcuno, tenta di salvaguardare e difendere la coscienza delle nostre nuove generazioni: le scuole.
Mi sento in colpa oggi: mi sento in colpa perchè quanto successo è l'ennesimo atto di distruzione di un paese, la volontà precisa e determinata di renderci succubi di una democrazia inesistente, terrorizzati dal confronto e dalla possibilità di recriminare giustizia e diritti.
Mi sento in colpa perchè so di sapere tutto questo ma, forse, anche io mi sono lasciato anestetizzare da chi continua ad uccidere le nostre primavere.
Mi sento in colpa, in prima persona, per chi oggi ha perso la vita, vittima del suo stesso paese.


