sabato 19 maggio 2012

Brindisi 19/05/2012: mi sento in colpa!



Odio profodamente la retorica, così come detesto il qualunquismo più becero e comodo, ma da tempo i miei nervi scoperti sono facilmente recettivi a una sorta di rabbia repressa che continua a crescere, senza sosta.
Proprio ieri ripensavo alla giornata dell'arte e della creatività studentesca e, senza volerlo, si collegavano le immagini e partivano i ricordi: il movimento, i litigi, le assemblee e quella voglia, incessante, di essere diversi e scomodi, per dimostrare che avevamo qualcosa nel nostro dna che ci dava la possibilità di urlare tutto lo sdegno possibile, perchè altrimenti fuori c'era la morte;  ragazzini sprovveduti e utopistici sognatori per qualcuno, futuri adulti che avrebbero tenuto stretto il ricordo di quella primavera per noi.
Quello che mi ha svegliato stamattina era uno "spettacolo" da brividi, spettacolo pronto ad essere catalogato da quella macchina televisiva capace di etichettare il tutto, seguendo sempre il solito corso: ci sono due o tre piste, si raccolgono informazioni scadenti, si trovano particolari ridicoli e verità da supermercato senza conoscere minimamente i nomi, i colori e i numeri di chi un tale scempio lo ha ideato e progettato.

Non mi serve un mandante, non lo cerco, perchè quanto successo oggi continua a seguire un percorso che da tanti anni agisce in maniera drammaticamente scientifica sulle nostre indoli sempre più in pericolo: la strategia del terrore che continua a distruggere gli unici momenti di confronto, le uniche possibilità di presa di coscienza e di riscatto per una reale democrazia che sempre più diviene misero atto di servilismo.

Chi posiziona per le nostre strade le bombe, chi continua a farlo è proprio lo stato delle cose, chi da dietro continua a muovere i fili cercando di uccidere e fagocitare la nostra coscienza: sono li stessi che hanno trasformato Genova in un massacro, li stessi che hanno trasformato la manifestazione di Roma in misera guerriglia, li stessi che oggi hanno trasformato quello che voleva essere un coraggioso invito alla legalità in un triste cordoglio.

Le tappe di questo scientifico e maledetto percorso sono ormai giunte al termine: sono stati capaci di infonderci il terrore delle piazze, la paura nel manifestare, la paura nell'alzare la testa e difendere una nostra coscienza seppur sempre messa sotto scacco; stamattina hanno  compiuto l'ennesimo passo, colpendo uno dei pochi posti in cui, ancora qualcuno, tenta di salvaguardare e difendere la coscienza delle nostre nuove generazioni: le scuole.

Mi sento in colpa oggi: mi sento in colpa perchè quanto successo è l'ennesimo atto di distruzione di un paese, la volontà precisa e determinata di renderci succubi di una democrazia inesistente, terrorizzati dal confronto e dalla possibilità di recriminare giustizia e diritti.
Mi sento in colpa perchè so di sapere tutto questo ma, forse, anche io mi sono lasciato anestetizzare da chi continua ad uccidere le nostre primavere.
Mi sento in colpa, in prima persona, per chi oggi ha perso la vita, vittima del suo stesso paese.

giovedì 17 maggio 2012

on the road #22

sono arrivato troppo tardi l'ultima volta che hai chiuso gli occhi sul mondo
on the road #22
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venerdì 11 maggio 2012

on the road #21

on the road #21
pensavo che la febbre non colpisse di primavera eppure mi accorgo che scivolare ogni giorno sia quantomeno difficile e maledettamente utopico. Portavi in riserva lo stesso profilo di vendetta che hai scoccato in sordina, non ti sei curata minimamente di andare, quando tu suoni sei più piccolo del tuo umile servo.
Mi hanno detto che devo stringerlo al petto, tornerà di moda!
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mercoledì 14 marzo 2012

on the road #20

on the road #20
darei uno schiaffo al laccio dei tempi mentre insieme ci soffermiamo sul peso delle tue litanie e ci ricordiamo di essere in ritardo per l'ultimo treno.
Sarebbe il massimo restare distesi ed impotenti, tremare al suono delle tue gambe e addolcire l' esistenza con sguardi di circostanza, sapori lentamente ondulati e il sollievo che arriva non appena chiniamo la testa.
Lui scava ancora di più nel suo catalogo di ansie polverose e punta il dito verso di te.
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lunedì 13 febbraio 2012

pensieri #11

pensieri #11

Mentre sudo mi accorgo di perdere,
perdere il controllo,
il controllo dell'essenza,
l'essenza degli attimi,
gli attimi ed i loro profumo,
il profumo del tuo viso,
il viso dei giorni che non torneranno,
e torneranno le cose in compagnia dell'ansia,
l'ansia che corrode il racconto,
il racconto di quello che forse non esiste,
esiste solo nelle pieghe,
le pieghe del mio oscillare,
oscillare nell'incoscienza,
l'incoscienza brutale e perdente,
perdente il mio essere,
essere vittima e reale,
reale la tua capacità di fuga,
fuga dai rumori,
rumori di suoni per i tuoi occhi,
occhi che non tornano alla luce,
luce che uccide i passi,
passi che disegnano il vuoto,
vuoto che avvicina alla pioggia,
pioggia che non lava l'esistenza,
esistenza che finisce.

sabato 4 febbraio 2012

on the road #19

on the road #19
quanto tempo ci vuole per chiudere la porta
e che tipo di rumore farà il nostro futuro
quando la noia ci abbandonerà?
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giovedì 26 gennaio 2012

pensieri #10

pensieri #10
Non sono mai stato bravo a fare a pugni con la verità,
ho sempre aspettato nell'angolo di un cassetto
che le emozioni più liquide venissero fuori e si rendessero note.
Solo e soltanto con l'ombra accanto della mia vita,
ho imparato a tracciare i sentieri,
conoscere le mete,
raccontare i sapori ed i profumi dei giorni.
Ora dopo ora, ricordo a me stesso di essere vivo,
aspetto ancora un poco prima di salire le scale,
prima di ritrovarmi ancora una volta scoperto,
prima di dover fare ancora una volta a pugni con le lenzuola,
prima di dover ammettere di essere solo la strofa.
Non ho mai taciuto a me stesso niente:
quando la luce entra dentro,
mi giro dall'altra parte e lascio che un soffio di lacrime
possa ancora bagnare questi attimi
che le mie dita possano ancora attraversare l'ultima soglia,
che il mare possa portarmi via,
perchè tutto dentro questo quadro appartiene all'essenza,
tutta questa storia prima o poi troverà un senso.
Riesco ancora a respirare mentre racconto
e quando tocco quel mistero mi sento ancora così piccolo,
hai mai pensato che tutto questo potrebbe essere tuo?
Che la mia alba non fosse altro che la tua,
giorno dopo giorno, ferita dopo ferita.

venerdì 20 gennaio 2012

on the road #18

on the road  #18
senza accorgermene mi hai messo nella tua tasca, ho lasciato che le curve le tracciassi tu mentre il colore sbiadiva o si accendeva.
Non ho mai avuto la pretesa di saperci fare, credo sia sempre meglio stendersi su di un chiodo e aspettare l'onda delle tue vibrazioni ritornare.
Mi trovo nuovo ma con due rughe in più è assurdo!
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mercoledì 14 dicembre 2011

on the road #17

on the road #17
girando a destra lungo le scale del notturno, un colpo all'ultimo palo che ti aspetta sorridente, il rincorrersi di ombre dissolte, l'agonia di un passato irrisorio, il bisogno di trovare nuove note, ansie per colazione, rimedi per il sonno...


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giovedì 3 novembre 2011

citando #8

La sera bisogna uscire, girare, mangiarsi la notte, perdersi nella merda della periferia e capire che solo la notte con i suoi accordi e le sue note improbabili ti può far capire qualcosa. La notte che ti costringe a un duello tra la tua vita e tutta l'altra vita. Quella che non si può raccontare.


                                                            Paolo Sorrentino

giovedì 27 ottobre 2011

pensieri #9

pensieri #9
requiem


L’uomo ha solo un essenza:
si taglia, si divide,
si contorce nel nero,
si distende nel bianco.

Si nasce per finire,
si finisce per raccontare:
i giorni riempiono i libri,
i libri spesso son vuoti.

Una vita vale la pena,
la penna è troppo scontata.
Scrivere vuol dire respirare,
raccontare è come cantare.

La memoria non si bagna mai:
ha passi veloci,
odori pesanti,
pesa sul capo
e balla sul cuore;
ti dice che è per l’uomo
che si muore.

martedì 25 ottobre 2011

Luigi Russolo, Solidity of Fog 

lunedì 24 ottobre 2011

citando #7

La canzone perfetta è quella che hai nel cuore e che vivi da 23 anni e cioè, la tua meravigliosa vita.

domenica 23 ottobre 2011

on the road #16

on the road #16
se di notte provi a fissare la luna, abbasso lo sguardo: non sempre siamo in grado di percepire la perfezione. Restare sospesi ad ascoltare l'ultimo racconto registrato serve soltanto a stringersi al cuscino per ricordarsi che è finita, poi girarsi dall'altra parte e contare le macchie sul rumore bianco.


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venerdì 21 ottobre 2011

citando #6

do you miss me, miss misery
like you say you do?



                                                 Elliott Smith